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ATTILIO ROSSI

La pittura 1935 - 1994. La condizione umana archivio mostre
Pubblicato il 18/11/2006
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La città di Legnano rende omaggio per due mesi ad Attilio Rossi (1909-1994), e alla sua storia di pittore, di grafico e di organizzatore culturale, dagli anni Cinquanta agli anni Novanta.

Dal 18 novembre 2006 al 21 gennaio 2007, in Palazzo Leone da Perego, una mostra curata da Luciano Caramel e organizzata dal Comune di Legnano, col contributo della Banca Popolare di Milano-Banca di Legnano, Fastweb e Reale Mutua Assicurazioni-agenzia Legnano presenta oltre sessanta lavori di questo protagonista dell’arte italiana del XX secolo.

Il percorso in Palazzo Leone da Perego viene completato dalla sezione dal titolo Dalla natura al mitocon una selezione di 20 opere dell’artista milanese, allestita dal 20 novembre al 15 dicembre 2006, nella sede della Banca di Legnano (Largo Franco Tosi 9).

Un itinerario ricco e articolato che, grazie anche all’ausilio di fotografie e testi, invita il visitatore a ripercorre le tappe salienti della vita di Attilio Rossi.

Tra queste, come ricorda Marisa Dalai-Emiliani, l’unica ad avere potuto ascoltare e registrare le parole di Rossi sull’argomento, il progetto espositivo ricorda l’episodio della mostra di Picasso del 1953 a Milano.

L’iniziativa in Palazzo Reale ebbe un grandissimo successo anche perché potè contare, fatto eccezionale, sul prestito di Guernica. Fondamentale fu il ruolo di Attilio Rossi per ottenere il consenso di Picasso, in nome di un’amicizia che risaliva al comune impegno dal 1939 nel Comitato di aiuto agli esuli spagnoli, ma soprattutto sulla base di una premessa di grande forza persuasiva: Guernica a Milano non sarebbe stata esposta in uno spazio asettico, ma nell’immenso salone delle Cariatidi ancora stravolto dai segni degli incendi e dei bombardamenti aerei, dove per la prima volta dopo la guerra, i visitatori avrebbero potuto entrare.

Furono le fotografie dello spazio, strategicamente mostrate da Rossi a Picasso alla fine di una lunga giornata di chiacchiere e contrattazioni a far spostare l’opera dal MOMA di New York dove era in deposito e dove avrebbe dovuto restare fino alla caduta del regime di Franco.

 

La mostra in Palazzo Leone da Perego prende il via dai quadri ispirati al tema dell’acqua, nei cui riflessi l’artista dissolve le immagini della realtà, per passare a quello delle nature morte spesso impaginate nel riquadro geometrico di una finestra. Prosegue con i cicli della “Stanza della folgore” e de “L’urlo di Medusa”, attraverso i quali Rossi rivisita con tono drammatico il tema del mito antico, quindi con la sezione dedicata agli “Autoritratti”, che costituiscono un racconto vero e proprio del rapporto che l’artista ebbe con il suo lavoro e la sua visione della realtà. Un ulteriore approfondimento viene riservato al periodo argentino della pittura di Rossi, e al lavoro grafico degli esordi; sono presentate, tra gli altri, alcuni numeri ed edizioni di “Campo Grafico” e libri come “Kn” di Carlo Belli.

Accompagna l’esposizione un catalogo pubblicato da Silvana Editoriale.

 

Attilio Rossi (Albairate, Milano, 1909) riveste giovanissimo un ruolo di grande rilievo nella modernizzazione della Grafica italiana, fondando e dirigendo la rivista “Campo Grafico” che sostiene l’esigenza di aprire il settore all’influenza dell’arte contemporanea. Lasciata l’Italia nel 1935, Rossi si reca in Argentina dove comincia a dipingere. Dapprima astratto, diviene poi figurativo, attraversando una fase iperrealista per approdare poi a una pittura che guarda all’influenza di Carrà e di Morandi.

Tra il 1935 e il 1950, Attilio Rossi è anche direttore artistico di grandi Case editrici, collaborando e divenendo amico di protagonisti della cultura spagnola, sudamericana e messicana come Rafael Alberti, Jorge Luis Borges, Pablo Neruda, Diego Rivera, Ramòn Gòmez de la Serna, Juan Ramòn Jiménez, Josè Bergamìn e molti altri. In questa attività Rossi realizza tra l’altro numerose copertine di libri, tra cui due particolarmente note, quelle per “El Aleph” di Borges e  per “Carlotta in Weimar” di Mann.

Al ritorno in Italia, Rossi sviluppa una pittura, che si evolve gradatamente in una figurazione molto avanzata, sorretta da una prospettiva costruita sul colore, che però sconfina spesso nell’astrazione. Astrazione che si ritrova in particolare in interventi realizzati a Milano presso la Triennale, la Fiera e Palazzo Reale.

L’attività grafica prosegue in misura ridotta, ma con libri e manifesti di grande pregio. A tutto ciò si affianca l’attività di organizzatore culturale che lo vede coinvolto nelle grandi rassegne milanesi di Palazzo Reale (memorabile la mostra di Picasso del 1953) e della Permanente.

L’avventura pittorica di Attilio Rossi, sulla quale hanno scritto molti fra i più importanti critici e studiosi d’arte, si snoda, nella sua parte finale, tra una grande Via Crucis, attualizzata con una serie di personaggi della storia del XX Secolo, e una fase in cui trasfigura i temi della mitologia classica con una pittura attenta alle suggestioni dell’arte contemporanea.

Attilio Rossi, che scompare a Milano nel 1994, è stato autore di numerosi saggi e libri, tra cui “Buenos Aires” en tinta china” con Borges e Alberti, “Milano in inchiostro di china” con Salvatore Quasimodo, “I manifesti” e “Omaggio all’alfabeto”.

Le sue opere sono state esposte in numerose grandi rassegne d’arte, tra cui la Biennale di Venezia, e sono presenti in numerosi musei.

 

ATTILIO ROSSI

La pittura 1935 – 1994. La condizione umana

Legnano, Palazzo Leone da Perego (via Gilardelli 10)

18 novembre 2006 – 21 gennaio 2007

Orario: da martedì a venerdì 16.30-19.00; sabato 16.00-19.30; domenica e festivi 10.00-13.00/15.00-19.30;

chiuso lunedì

Ingresso libero

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