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MIMMO PALADINO A LEGNANO

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Pubblicato il 11/02/2010
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Mimmo Paladino «Porta d’Oriente», 2005. Bronzo, 345 x 165 x 85 cm.

La «Porta d’Oriente» di Mimmo Paladino, è un invito al viaggio che può esprimersi anche e soltanto nell’avviare il mutamento interiore, compiere il primo passo della più lunga e affascinante esplorazione umana, nella logica agostiniana per cui la verità risiede nel profondo della nostra coscienza, non fuori. Il calco di una scarpa ripetuta segna il cammino - o il movimento - contrastando con la figura ieratica che invece stanzia sull'uscio. Come spesso accade in Paladino anche quest'opera è un esempio di architettura in cui le linee geometriche cercano il dialogo con le circostanze non solo spaziali, ma esistenziali. Lo sviluppo della scultura lascia intendere che i piani interiori dello spettatori e quelli esteriori dell'opera si intrecciano, tanto che la figura resta sospesa fra il mondo dell'artista e il nostro. Si arriva quasi alla soglia di una regione in cui il raziocinio non trova conforto, se non nel ricorso al desiderio: desiderare, volere a ogni costo, e forse sognare più che segnare il nostro passaggio terreno, in questo esatto momento, aprendosi al bisogno di un senso ulteriore, dove la realtà incontra la speranza, il nostro Oriente interiore. Proprio al sorgere del sole, e alle terre mistiche orientali guarda la «Porta», come passaggio per un nuovo sistema esistenziale, in cui però non è ben chiaro se siamo in uno stato di addio, o di accoglienza. Viaggiare non significa spostarsi, e un viaggio comincia sempre da una porta che si apre e richiude alle nostre spalle. Mimmo Paladino (Paduli, Benevento, 1948) Tra i più importanti artisti italiani, Mimmo Paladino ha esordito nel 1968 con lavori fotografici e collages; Un suo quadro del 1977 «Silenzioso mi ritiro a dipingere un quadro» è considerato dagli studiosi l'abbrivo di una rivoluzione culturale e artistica, poi confluita nella Transavanguardia di cui è tra i principali esponenti. La prima scultura «Giardino chiuso» è del 1983 e recupera la tradizione italiana di Arturo Martini nonché del mondo arcaico, accentuato dall'uso di simboli greco-romani, etruschi e paleo-cristiani.

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